La Distanza

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22 novembre 2015 di Ile3nia

Da pochi giorni ho iniziato un interessantissimo corso di scrittura creativa. A prescindere dal fatto che il corso si svolgeva in una città che non è la mia, Pistoia; che non ci ritornavo da chissà quanto tempo; che ho girovagato per circa una ventina di minuti solo per capire dove si trovasse la libreria; che ho beccato la multa… beh, a prescindere da questo, il primo incontro è stato carico di emozioni. La location è una libreria da mille e una notte. Si chiama Les Bouquinistes e se siete di queste parti, fateci un salto. Non so voi, ma io amo da impazzire le librerie indipendenti, dove trovi libri vecchi, usati e vissuti.

Il corso tenuto dalla bravissima Anna Rusconi ha come tema centrale LA DISTANZA. Distanza emotiva, figurativa, tutto ciò che la distanza stessa ti suggerisce. Apre un mondo interiore che con semplicità viene trasmesso sulla carta. Una terapia per tutti i partecipanti, perché molti di noi si sono scoperti nelle loro parti più intime, svelandosi già dalla prima lezione. Anch’io ho mostrato le mie fragilità come pure le mie forze, senza imbarazzi. Anzi, l’atmosfera rilassata, pacata e amichevole ha aiutato a essere se stessi. Sinceramente non vedo l’ora che arrivi Giovedi per la seconda lezione, curiosa di sapere cosa riuscirà a tirare fuori di me.

Vi lascio con il mio compito per casa… Un tema da svolgere. Un racconto, un pensiero qualsiasi sulla Distanza. Mai titolo più indicato per la serata, non per il corso in sé, ma proprio perché il prima e il dopo è stato un incubo per me. Sembrava provenissi da un mondo parallelo per l’assurdità vissuta dalla sottoscritta.

LA DISTANZA

Distanza. Mai titolo più appropriato è stato scelto per questa mia nota. Giovedi 19 Novembre esco dal lavoro, carica di emozioni per un nuovo corso di scrittura creativa. Imposto l’indirizzo sul satellitare del cellulare. Orario di arrivo previsto ore 20:30. Perfetto direi. La strada libera, in un battibaleno arrivo a Pistoia. Ma qui inizia l’incubo. Mai così distante mi è sembrato arrivare a destinazione. Una mappa impazzita tra vie con tanto di cartello di Traffico Limitato e telecamere puntate sulla mia macchina. Mille dietrofront e mille giri senza un senso logico in una città che non riconosco più. L’ultima volta che sono venuta a cena in centro, guidava mio marito. Io e il brutto vizio di non guardare le strade quando non guido. Mi odio. L’applicazione mi indica come orario di arrivo ore 20:45. Comincio a snervarmi. Distanza in auto quattro minuti. Peccato che sia minimo una ventina di minuti che giro a vuoto. Come un dejà-vu, vedo le solite stradine, macchine. Ormai mi sembra di essere cittadina onoraria di Pistoia. Stanca e con la benzina in riserva, decido di parcheggiare nel primo posto che trovo e di proseguire a piedi. Mi fido più delle mie gambe che infatti mi portano a destinazione. Il tempo si ferma tra il profumo di libri vissuti, un corso interessante e un nuovo libro da leggere. Sembra di essere sospesi in un tempo ben lontano, per rimanere in tema, “distante” dalla nevrosi che mi aveva colpita prima di aprire quella magica porta della libreria.La magia però si spezza quando il corso finisce. Di nuovo fuori, in compagnia di una nuova conoscenza per non affrontare la strada da sole. Tutto presuppone di essere ritornata alla normalità. Ma è un’illusione. Infatti non ritrovo la macchina. Un incubo. Se non fossi così distante da Prato, anzi, se non fosse che è tardi, la farei a piedi la strada di casa. Non ricordavo quanto fosse distante Pistoia e Prato. 41. Non i chilometri, perché quelli sono 18. I 41 sono gli euro della multa trovata sul parabrezza. Batteria scarica del cellulare, morta, kaputt. Poco prima di sparire nel buio più assoluto, l’immagine di mio marito e mia sorella con una birra in mano che mi invitano a raggiungerli. Non so dove sono e loro non sanno che sto girando con una pazza senza meta. Di nuovo il dejà-vu. Altri giri pesca, altri dietrofront. Voglio tornare a casa. Mai come in questo momento sento la distanza dal mio divano, dalla mia copertina. Mi sento persa. Mi sono persa. Una luce nel mio cammino si illumina quando trovo parcheggiata una macchina della polizia municipale. Mi fermo, parcheggio anche in malo modo, con una ruota infilata dentro una buca della strada. Scendo dall’auto, e corro come se fossi appena fuggita da un sequestro. “Voglio tornare a casa” riesco a dire con il tono della voce che suonerebbe a chiunque, disperata. Due donne in divisa mi indicano finalmente l’uscita da questo labirinto che non sembra avere una fine. Mi sento libera da questa prigionia, la benzina che scarseggia e la mia casa sempre così di-stan-te. E quel cartello “Prato 18 chilometri”. Stasera soffro per ogni metro che mi separa da casa. Mi fermo in un distributore, e la benzina non è più un problema. La strada davanti a me è diritta e senza insidie. Riacquisto tranquillità pur avendo sempre una base di agitazione che non mi ha ancora lasciata del tutto. E comincio a pensare. Mai come stasera mi sono sentita così vicina a quell’essere che molti anni fa si trovò ospite tra la nostra gente, ma molto distante da casa sua. Mai come stasera mi sono sentita così MIA quella vocina tremolante mentre diceva con il ditino alzato in cielo “E.T. Casa”.


					

2 thoughts on “La Distanza

  1. rossina37 ha detto:

    Un racconto esilarante e incalzante!
    Brava!

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  2. alessandro ha detto:

    Un racconto veramente bellissimo! Da schiantare dal ridere!

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