Benedetto Ingorgo

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16 dicembre 2015 di Ile3nia

Da oggi “Sogno nel mezzo di un racconto” si trova anche su Wattpad.
Ho iniziato la PRIMA PARTE della mia storia “Benedetto Ingorgo”… a voi la lettura…

Se il buongiorno si vede dal mattino, sono proprio messa male. Esco di corsa da casa con le chiavi in mano direzione ufficio. Peccato non aver fatto i conti con il cartello “Lavori in corso”. Eppure ieri mattina avevo letto l’avviso, ma non gli avevo dato peso.

Ora sono bloccata nel traffico più assoluto e assurdo che abbia mai visto. Non vedo la fine della fila. Le macchine si sfiorano l’un con l’altra, non danno speranza di voler procedere avanti. Arriverò in ritardo. Un messaggio e avverto il capo. Meno male esistono i cellulari. Un selfie con il caos e lo posto sui social: “Oggi mi sento”… Mah. Fate voi. Sbuffo. Cinque minuti e sono già in paranoia. Guardo i miei vicini di auto. Chi parla al telefono, chi gioca o manda messaggi e chi schiaccia un pisolino. Scuoto la testa. Alla mia sinistra, una coppia sta discutendo. Lei, alla guida, sta guardando verso di me, ma non sta guardando me. Al suo fianco un uomo, appoggiato al finestrino, mi dà le spalle. Le sue mani si agitano per aria come per difendersi da false accuse. È un attimo. Un flash. Per una manciata di secondi quelle mani si fermano. Si bloccano come sospese nel tempo. Come se per magia tutti si fossero fermati. Pure il mio cuore. Osservo quelle mani e sono sotto choc per quel particolare che racconta di me. Un tatuaggio. Un piccolo fiore disegnato sul polso della sua mano destra. Un girasole. Il mio. Incredula per quello che sta accadendo, con la mente ritorno indietro a parecchi anni fa. A quando ero giovane, spensierata e innamorata. Di Alex. Il mio lui, bello e senza paure, che mi dava sicurezza e mi faceva sentire amata. Ci amavamo. Freschi di laurea, il nostro destino sembrava segnato. Futura contabile io, futuro medico lui. Sempre disponibile con il prossimo, il suo motto era salvare il mondo dal mondo stesso. Troppo bravo e ambito il mio eroe. Il giorno che fu chiamato dai “Medici senza frontiere” fu l’ inizio del sogno che si avverava, per lui. La lenta fine della nostra storia, per me.

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