Eccola che corre

Eccola che corre. Come ogni giorno che si rispetti, apre la porta e da’ il buongiorno a vuoto. Non ho ancora capito chi saluta.

Si leva la giacca e osserva ogni scaffale. Odia la polvere e la capisco. Ma quel cencino non lo sopporto proprio.

Non so cosa ci provi a passarmelo sopra, sotto e a ogni lato libero che vede.

Pensa di farmi il solletico e che mi diverta?

Si sbaglia di grosso. Da’ solo fastidio.

Ma ecco la prima cliente della giornata che ancor prima di essere dentro il negozio le dice di tutta fretta: “Il parchimetro mi scade tra cinque minuti. Ho pochi minuti a disposizione se non voglio prendere la multa”. Le chiede un’idea regalo per un bambino. Piccolo. Non sa l’età, ma è piccolo.

La ragazza la guarda per qualche secondo e comincia a girare per la stanza per un’ispirazione. Percepisco che è in agitazione.

Ormai la conosco come le mie tasche. Che non ho. Non ho nemmeno le mani, se è per questo. Avrei delle zampe palmate, ma sono disegnate. Quindi non ho nulla. Ma non ne ho bisogno per affermare che ormai la conosco davvero bene. Come le mie tasche, appunto.

C’ero anch’io quando anni fa inaugurò il negozio con suo marito. Ero tra quegli articoli che impacchettati di tutto punto, erano partiti da un paese lontano che una volta ho sentito chiamare Olanda.

Ero stato il primo che lei aveva visto nel tirare fuori me e i miei fratelli. Facevo parte di un’intera collezione di paperelle di plastica, una diversa dall’altra. Disegnate con figure geometriche o a tema. Io sono ricoperto di quadrifogli. La mia fortuna è che mi ha visto per prima e lo ha interpretato come un segno del destino.

Mi ha baciato e orgogliosa ha dichiarato che non mi avrebbe mai venduto. “La fortuna non si vende”. Da allora sono su uno scaffale tutto mio, sopra il registratore di cassa. E sono in-toc-ca-bi-le. Fino ad oggi.

La vedo la mia padrona sta proponendo l’impossibile.

Tic tac tic tac, il tempo trascorre senza pietà. Pochi minuti e la cliente scapperà senza aver comprato nulla.

Infatti, guarda l’orologio e la guarda negli occhi. Si guardano l’un con l’atra, consapevole di una sconfitta dal tempo che non le ha dato pietà e da un vigile che ha già fischiato in segno di avvertimento.

La signora si scusa e sta per uscire, quando per un caso folle del destino, alza lo sguardo e mi vede.

Mi prende per il collo e mi posa sul banco. “Questo”.

Ultimo minuto a disposizione.
Ultimo minuto di esitazione.

Sono trascorsi non so quanti giorni.
Devo ammettere che non mi dispiace la mia nuova disposizione. Basta negozio, basta gente!

Sono sempre in uno scaffale ma un panorama è diverso. Respiro relax e calma sopra un comodino.

Da quando si è rifiutata di vendermi, la mia padrona ha preferito portarmi a casa sua e mettermi vicino al suo letto. “La fortuna non si vende, ma conservata in un posto sicuro.”

©2016 IleniaSognaUnMondoTuttoSuo

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