Qualche Annetto Fa…

Un’ultima occhiata alla borsa e sono pronta per uscire.
I libri ci sono tutti. La prima lezione di Economia e Commercio mi attende.
Ancora non mi rendo conto di essere lontana da casa.
Ho un appartamento tutto mio.
Cucino da sola. Tra trasmissioni televisive e ricette on line ce la posso fare… posso mangiare.

Mi mancano le mie amiche, almeno fisicamente. Per il resto ci pensa Skype. Video di gruppo e tanti aggiornamenti su quello che accade da quando mi sono trasferita.

Non è stata una decisione facile, soprattutto per me, abituata ad avere tutto a portata di mano, genitori, amici e fidanzato. Ex fidanzato.

Sì, perché Carl non ha accettato di buon grado la mia “sciocca idea” di continuare a studiare.
Non ha capito che ho voglia di crescere in tutti i sensi. Che da grande voglio essere qualcuno.
Se non capisci i miei sogni, non mi meriti. Notti intere a piangere e un’ultima volta insieme per spiegargli che io devo seguire ciò che desidero per me stessa e nessuno me lo può impedire, tanto meno lui. Così l’ho lasciato.

Ora sono sola in una città che non conosco, ma mi sento pronta ad affrontare il mondo intero.

Ho già il mio bar preferito, il mio caffè e la brioche con marmellata al mango, che mi danno la carica per cominciare la giornata.

Entro nel locale e sono contenta perché non c’è quasi nessuno.
Un ragazzo davanti a me e poi sarà il mio turno. Mi colpisce subito la sua figura. Alto, fisico da sportivo, capello moro. Cappotto elegante. Uno così, che sia bello o no, colpisce solo visto da lontano. Sarei curiosa di vederlo in volto, ma la curiosità la rimando a poi, visto che ci mette troppo nel scegliere la sua colazione. E io da presto comincio a fare tardi.

Alzo la mano e chiedo al barista “Ehi, Frank. Nel frattempo, mi potresti preparare un caffè e la mia brioche?”

Il giovane si volta verso di me e come se niente fosse mi squadra da capo a piedi e  “C’ero prima io”.

“Sì, lo so. Ma io sono in ritardo. Devo solo da prendere il mio ordine e portarlo via in un sacchetto.”

“Ma non si passa davanti alla gente.”

“Infatti, ho chiesto di preparare nel mentre stai decidendo. Non voglio farti pressione, ma lasciarti il tempo necessario per decidere cosa mangiare di prima mattina… anche se, continuando di questo passo, rischi di ritrovarti indeciso su cosa mangiare a pranzo.”

Mi fulmina con uno sguardo. Ricambio con un sorriso di indifferenza.
Non so quanti secondi sono trascorsi e ancora ci stiamo fissando. Quegli occhi neri che mi penetrano nell’anima e accelerano i battiti del mio cuore. Sento le mie guance colorarsi di un rossore imbarazzante. Lo so perché sento una vampata di caldo improvviso  che mi prende tra le sue fiamme e me lo sento, mi sto trasformando in una torcia vivente.
Nel suo sguardo, vedo il suo volto. I suoi lineamenti così marcati e belli. Un naso perfetto e una bocca che promette baci da urlo e…

“Se la smetti di guardarmi, magari prendi davvero la tua brioche e te ne puoi andare senza fare tardi”

Allungo la mano il sacchetto che Frank mi sta passando da dietro il bancone. Sorride della nostra diatriba. Io non ci trovo nulla di divertente.

“A parte il fatto che non ti stavo guardando, ma stavo solo pensando, perché mi resta difficile credere che di questi tempi, un ragazzo della tua età possa essere così arrogante. Prova a fare colazione a casa invece che al bar. Magari la sazietà ti farà essere meno indeciso nelle piccole cose e un po’ più rispettoso nei confronti degli altri. E con questo, ti do’ il mio Buongiorno e tolgo il disturbo. Ho altre cose più importanti da fare che perdere tempo con te. ”
Accenno un inchino e mi avvio verso l’uscita. Da dietro le spalle sento farfugliare qualche sillaba, ma mi allontano sventolando in aria la mia mano come ultimo saluto.

Appena chiudo la porta e sono sulla strada, il caos delle macchine nasconde la sua voce.
Che tipo.
Che modi.
Già mi sento meglio.
Non lo rivedrò mai più.

Peccato.

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